Storia della colonia

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L’Antiquarium Turritano presenta materiali archeologici che documentano le diverse fasi di vita della città romana di Turris Libisonis, secondo Plinio il Vecchio l’unica colonia romana della Sardegna. “Colonia autem una quae vocatur ad Turrem Libisonis” (Naturalis Historia, III, 85).
La città moderna si è sviluppata sovrapponendosi parzialmente a quella antica ed alle sue aree funerarie. Gli scavi, effettuati nel corso degli anni, hanno messo in luce lunghi tratti di strade urbane e resti, talvolta monumentali, di edifici pubblici e privati, consentendo il recupero di numerosi reperti, riguardanti diversi aspetti della vita dei cittadini turritani.

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La colonia fu probabilmente dedotta in età preaugustea, nella seconda metà del I secolo a.C, su iniziativa di Giulio Cesare, che fece scalo nell’isola nel 46 a.C., di ritorno dall’Africa a Roma, dopo aver sconfitto i pompeiani nella battaglia di Tapso. Cesare si fermò sicuramente a Karales per sdebitarsi con la città, dalla quale aveva ottenuto rinforzi militari e rifornimenti in materiali ed in grano, concedendo ai Karalitani la cittadinanza romana. Cesare lasciò Karales il 28 giugno del 46 a.C., ma arrivò a Roma 28 giorni dopo, in quanto il maltempo lo aveva costretto a trattenersi in alcuni porti della Sardegna e della Corsica. Non si conosce il suo tragitto completo, ma fu sicuramente in questa occasione che Cesare si accorse della posizione geografica e della fertilità di quel territorio, bagnato dal Rio Mannu, all’epoca in parte navigabile e adatto quindi alla creazione di un porto fluviale. La decisione di fondare una colonia in quest’area potrebbe anche essere stata attuata più tardi, forse da Ottaviano, ma l’analisi di alcune fonti letterarie, portano comunque a preferire la data del 46 a.C.
La fondazione della colonia prevede ovviamente un trasferimento di coloni, che avvenne in diversi momenti: dapprima giunsero a Turris probabilmente i veterani di Cesare, poi nel 42 a. C. proletari ad opera di Ottaviano (dopo la guerra contro i Cesaricidi conclusasi a Filippi), mentre nel 31 a. C., dopo la battaglia di Azio, arrivano i veterani dell’esercito che avevano combattuto per Antonio e Cleopatra.
Si conosce la storia di Turris grazie alle notevoli testimonianze archeologiche e all’abbondante documentazione epigrafica, mentre meno ricche sono le fonti letterarie.
Grazie alle fonti epigrafiche siamo in grado di avere notizie sulle istituzioni cittadine. I magistrati supremi della città erano i duoviri iure dicundo, incaricati dell’amministrazione della giustizia e della realizzazione delle opere pubbliche e, ogni cinque anni, erano responsabili del censimento della popolazione. Sono menzionati nelle iscrizioni anche gli aediles, che si occupavano dei mercati e degli spettacoli. In alcuni casi il potere dei duoviri era trasferito ad un curator rei publicae, nominato dall’imperatore, con compiti ispettivi e di sostegno per le città in difficoltà finanziarie. Tra la fine del II e gli inizi del III d. C. compare la carica di sovrintendente del catasto cittadino e degli archivi del tabularium di Turris e Tharros.
Dell’aristocrazia cittadina facevano parte anche i sacerdoti addetti al culto imperiale ed al culto in onore delle diverse divinità.